La Morte (Kahil Gibran)

Iniziazione

Allora Almitra disse: Vorremmo adesso chiederti di parlarci della Morte.

Ed egli rispose:

Voi vorreste conoscere il segreto della morte.

Ma come potrete scoprirlo se non lo cercate nel cuore della vita?

Il gufo che ha gli occhi limitati alla notte e ciechi di giorno non può svelare il mistero della luce.

Se volete davvero afferrare lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore sul corpo della vita.

Poiché la vita e la morte sono unite e indivisibili, proprio come lo sono il fiume e il mare.

Nel profondo delle vostre speranze e desideri giace le silenziosa conoscenza dell’aldilà;

E come semi sognanti sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.

Abbiate fede nei vostri sogni, giacché in essi è nascosto il cancello dell’eternità.

La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore al cospetto del re che sta per imporgli le mani in segno di onore;

Ma sotto il suo tremito non è forse egli gioioso perché porterà poi l’emblema del re?

E non è tuttavia forse più conscio del suo tremito?

Perché cosa significa morire se non stare nudi nel vento e sciogliersi nel sole?

E cosa significa cessare di respirare se non liberare il respiro dai suoi incessanti flussi affinché esso possa, lieve e disciolto, elevarsi, espandersi, e cercare Dio?

Solo quando berrete dal fiume del silenzio canterete davvero.

E quando avrete raggiunto la cima del monte, allora comincerete a scalare.

E quando la terra reclamerà le vostre membra, allora danzerete veramente.

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Il Bene e il Male (Kahlil Gibran)

Iniziazione

E uno degli anziani della città disse: parlaci del Bene e del Male.

Ed egli disse:

Io posso parlare del bene che è in voi, ma non del male.

Poiché che cos’è il male se non il bene torturato dalla sua stessa fame e sete?

In verità quando il bene è affamato cerca persino in buie spelonche, e quando è assetato beve persino da acque morte.

Siete buoni quando siete voi stessi;

ma anche quando non vi è unità in voi stessi, non siete cattivi; perché una casa divisa non è un covo di ladri, è solo una casa divisa.

E una nave priva di timone può errare senza meta tra isole pericolose senza tuttavia andare a fondo.

Siete buoni quando vi sforzate di dare qualcosa di voi stessi.

Però non siete cattivi quando cercate il vostro guadagno; giacché quando lottate per il tornaconto non siete che una radice che si avvinghia alla terra e le succhia il seno.

Il frutto non può di sicuro dire alla radice: “Sii come me, maturo e carnoso, e dona sempre la tua abbondanza”.

Perché come il frutto ha necessità di dare, la radice ha necessità di ricevere.

Siete buoni quando siete completamente desti nel vostro discorrere;

però non siete cattivi quando, dormendo, le vostra lingua si muove esitante e senza scopo; persino un discorso incespicante può rafforzare una debole lingua.

Siete buoni quando camminate verso la meta, con fermezza e passi audaci;

però se vi andate zoppicando non siete cattivi;

persino quelli che zoppicano non vanno a ritroso.

Ma voi che siete forti e veloci, badate bene di non zoppicare davanti allo zoppo, ritenendola una cortesia.

Siete buoni in innumerevoli modi; e quando non siete buoni, non siete cattivi;

solo indugiate e siete pigri.

Peccato che i cervi non possano insegnare la velocità alle tartarughe.

Nell’anelito per un io gigante giace la vostra bontà, e quell’anelito è in tutti voi;

ma in alcuni è un torrente che scorre veloce e con impeto verso il mare trascinando con sé i segreti dei colli e i canti delle foreste;

Mentre in altri è solo un placido corso d’acqua che si perde negli angoli, e curva, e si attarda, prima di raggiungere la spiaggia.

Ma non permettete che chi tanto desidera dica a colui che poco desidera: “Per quale motivo sei lento e zoppicante?”

Perché il vero buono non chiede al nudo:

“Dov’è il tuo vestito?”

Né al senzatetto:

“Cos’è successo alla tua casa?”

La Libertà (Kahlil Gibran)

Iniziazione

E un oratore chiese: Parlaci della Libertà.

Ed egli rispose:

Alle porte della città e presso il focolare vi ho visto prostrarvi e adorare la vostra libertà,

proprio come gli schiavi si umiliano davanti a un tiranno e lo lodano nonostante egli li uccida.

Ahimè sì, nel boschetto del tempio e all’ombra della cittadella ho visto i più liberi fra voi indossare la libertà come giogo e manette.

E dentro di me il cuore sanguinava, giacché potrete essere liberi soltanto quando persino il desiderio di cercare la libertà diventerà una bardatura, e quando cesserete di parlare della libertà come di un traguardo e di un compimento.

Voi sarete liberi in verità non quando i vostri giorni saranno senza affanni, e le vostre notti senza un bisogno e un dolore, ma piuttosto quando queste cose vi cingeranno la vita e ciononostante vi eleverete al di sopra di esse nudi e sciolti.

E come potrete elevarvi al di sopra dei giorni e delle notti se non spezzerete le catene che voi stessi, all’alba della vostra comprensione, avete legato intorno al vostro mezzogiorno?

Ciò che voi chiamate libertà è in verità la più forte di queste catene, sebbene i suoi anelli scintillino nel sole e abbaglino gli occhi.

E cosa sono se non frammenti del vostro io quelli che vorreste scartare per poter diventare liberi?

Se è una legge ingiusta che vorreste abolire, quella legge è stata scritta con la vostra mano sulla vostra fronte,

non potete cancellarla bruciando i vostri libri di legge, né lavando la fronte dei vostri giudici, anche versandovi sopra il mare.

E se vorreste privare un despota del trono,

badate prima di distruggere il suo trono eretto dentro di voi; poiché come può un tiranno dominare uomini liberi e fieri, se non a causa di un dispotismo nella loro stessa libertà e di una vergogna nel loro stesso orgoglio?

Se è una preoccupazione che vorreste gettar via,

quella preoccupazione è stata scelta da voi, piuttosto che impostavi.

E se è una paura che vorreste disperdere,

la sede di quella paura è nel vostro cuore e non nella mano della persona temuta.

In verità tutte le cose si agitano nel vostro essere in un costante

semi-abbraccio: il desiderato e il temuto, il ripugnante e il prediletto, l’inseguito e ciò che vorreste fuggire.

Queste cose si muovono dentro di voi come luci e ombre in coppie attaccate.

E quando l’ombra si affievolisce e si dilegua, la luce che si attarda ed è lenta a scomparire, diventa ombra per un’altra luce.

E così la vostra libertà quando perde i ceppi, diventa essa stessa il ceppo di una più grande libertà.