Terza riflessione sulla Verità

Il cammino Iniziazione La Verità

Definizione ontologica dell’uomo a partire dall’enigma della Sfinge: L’essenza tecnica dell’essere umano


Introduzione

L’enigma della Sfinge è uno dei miti più antichi e affascinanti della cultura greca, carico di significati simbolici profondi riguardanti la natura umana. Il celebre enigma recita:

“Qual è l’essere che al mattino cammina su quattro zampe, a mezzogiorno su due e alla sera su tre?”

La risposta, l’uomo, riflette le fasi della vita umana: infanzia, maturità e vecchiaia. Tuttavia, oltre alla semplice descrizione delle età dell’uomo, l’enigma offre una chiave per una definizione ontologica dell’essere umano che include intrinsecamente la tecnica come elemento costitutivo della sua essenza.

Questa riflessione esplora come l’enigma della Sfinge possa essere interpretato per definire ontologicamente l’uomo, evidenziando il ruolo fondamentale della tecnica nella sua esistenza e nel suo rapporto con l’essere.


1. L’Enigma della Sfinge e le Fasi dell’Esistenza Umana

L’enigma suddivide la vita dell’uomo in tre fasi simboliche:

  1. Mattino (Infanzia): l’uomo cammina su quattro zampe, rappresentando il neonato che gattona. Questa fase simboleggia la dipendenza e la scoperta iniziale del mondo.
  2. Mezzogiorno (Età Adulta): cammina su due gambe, indicando la maturità, l’autonomia e la piena espressione delle capacità umane.
  3. Sera (Vecchiaia): cammina su tre gambe, utilizzando un bastone come supporto. Questa fase rappresenta la saggezza accumulata e la dipendenza parziale dagli strumenti per compensare le limitazioni fisiche.

2. Il Bastone come Simbolo della Tecnica

Il bastone nell’enigma non è solo un supporto fisico, ma un simbolo potente della tecnica come estensione dell’essere umano. Esso rappresenta:

  • Prolungamento del corpo: Il bastone estende le capacità fisiche dell’uomo, permettendogli di superare le proprie limitazioni.
  • Simbolo della creatività umana: Riflette l’ingegnosità e la capacità dell’uomo di creare strumenti per adattarsi all’ambiente.
  • Manifestazione della ragione: L’uso del bastone implica una comprensione razionale dei bisogni e delle soluzioni possibili.

3. Definizione Ontologica dell’Uomo come Essere Tecnico

Alla luce dell’enigma e del simbolismo del bastone, possiamo definire ontologicamente l’uomo come un essere tecnico:

  • Essere razionale: l’uomo possiede la capacità di pensiero astratto, riflessione e comprensione delle leggi che governano la realtà.
  • Essere tecnico: la tecnica è intrinseca all’essenza umana; l’uomo non solo utilizza strumenti, ma li crea e li perfeziona, trasformando il mondo e se stesso.
  • Essere temporale: vive attraverso il tempo, evolvendo nelle diverse fasi della vita, ognuna con proprie caratteristiche e sfide.
  • Essere relazionale: interagisce con altri enti e con l’ambiente, costruendo relazioni sociali e culturali complesse.

Questa definizione sottolinea che la tecnica non è un’aggiunta esterna all’uomo, ma una componente fondamentale della sua esistenza ontologica.


4. La Tecnica come Mediazione tra l’Uomo e l’Essere

La tecnica svolge un ruolo di mediazione essenziale tra l’uomo e l’essere:

  • Comprensione dell’essere: attraverso la tecnica, l’uomo esplora e comprende l’essenza degli enti che lo circondano.
  • Trasformazione degli enti: la capacità di modificare l’ambiente riflette una relazione attiva con l’essere, non passiva.
  • Autorealizzazione: la tecnica permette all’uomo di esprimere la propria creatività e di realizzare il proprio potenziale.

5. Implicazioni Filosofiche della Tecnica nell’Essere Umano

L’inclusione della tecnica nell’ontologia umana porta a diverse riflessioni filosofiche:

  • Tecnica e libertà: la capacità di creare strumenti offre all’uomo la libertà di trascendere le proprie limitazioni naturali.
  • Tecnica e responsabilità: con il potere di trasformare l’ambiente sorgono gli interrogativi etici sull’utilizzazione della tecnica.
  • Tecnica e identità: gli strumenti e le tecnologie influenzano l’identità individuale e collettiva, modellando culture e società.

6. La Tecnica nell’Evoluzione dell’Uomo

Storicamente, la tecnica ha accompagnato l’evoluzione umana:

  • Preistoria: l’uso di strumenti di pietra segna l’inizio della cultura umana.
  • Rivoluzioni tecnologiche: l’invenzione dell’agricoltura, della scrittura, della macchina a vapore e, più recentemente, della tecnologia digitale, ha trasformato radicalmente la società.
  • Futuro tecnologico: l’intelligenza artificiale, la biotecnologia e altre innovazioni pongono nuove sfide e opportunità per l’umanità.

7. Critiche e Riflessioni sulla Tecnica

Filosofi come Martin Heidegger hanno espresso preoccupazioni riguardo al dominio della tecnica:

  • Tecnica come fine a sé stessa: la tecnica rischia di diventare un fine anziché un mezzo, alienando l’uomo dalla sua essenza.
  • Perdita di autenticità: un’eccessiva dipendenza dalla tecnologia può allontanare l’uomo dall’esperienza autentica dell’essere.

Tuttavia, riconoscendo la tecnica come parte integrante dell’ontologia umana, possiamo cercare un equilibrio che valorizzi sia l’innovazione che l’umanità.


8. Conclusione

L’enigma della Sfinge offre una prospettiva profonda sulla natura umana, evidenziando come la tecnica sia intrinsecamente legata all’essere dell’uomo. Definire ontologicamente l’uomo come essere tecnico ci permette di comprendere meglio il suo ruolo nel mondo e la sua relazione con l’essere.

La tecnica è al contempo una manifestazione della razionalità umana e un mezzo per realizzare il proprio potenziale. Riconoscendo questo, possiamo aspirare a un uso della tecnica che sia etico, sostenibile e in armonia con l’essere.


Riferimenti bibliografici e motivazioni

  • Aristotele. Metafisica. Esplorazione delle cause e dei principi primi dell’essere.
  • Platone. Il Simposio. Riflessioni sulla natura umana e sulla ricerca della conoscenza.
  • Martin Heidegger. La questione della tecnica. Analisi critica del rapporto tra uomo e tecnica nella modernità.
  • Hans-Georg Gadamer. Verità e metodo. Esame dell’interpretazione e della comprensione nella filosofia ermeneutica.
  • Gilbert Simondon. Du mode d’existence des objets techniques. Studio sull’ontologia degli oggetti tecnici e il loro ruolo nella società.
  • Lewis Mumford. Il mito della macchina. Critica storica e filosofica dell’impatto della tecnologia sulla civiltà.
  • Hannah Arendt. Vita activa. Analisi delle condizioni umane dell’agire, del lavoro e dell’azione politica.
  • Giorgio Agamben. L’uomo senza contenuto. Riflessione sull’arte, la tecnica e la perdita di esperienza nell’epoca moderna.
  • Karl Jaspers. Origine e senso della storia. Discussione sul ruolo della tecnica nella formazione della storia umana.
  • Jacques Ellul. La tecnica o l’attenzione all’efficacia. Critica della società tecnologica e dei suoi effetti sull’uomo e sull’ambiente.

Nota Finale

Interpretare l’enigma della Sfinge attraverso una lente ontologica che comprende necessariamente la tecnica ci permette di riscoprire aspetti fondamentali dell’essere umano. La tecnica, lungi dall’essere un semplice strumento, è parte integrante della nostra essenza e del nostro modo di esistere nel mondo. Questa comprensione ci porta a interrogarci sul modo in cui utilizziamo la tecnologia e sul significato che essa ha nelle nostre vite, promuovendo un rapporto più consapevole e autentico con l’essere.

Seconda riflessione sulla Verità

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La domanda fondamentale: cos’è l’ente?

Introduzione: la Verità come comprensione dell’essere e interiorizzazione

Nel viaggio alla ricerca della Verità, sorge inevitabilmente la domanda fondamentale: cos’è l’ente? Partendo dalla prospettiva che la Verità non risiede nella semplice corrispondenza tra intelletto e realtà esterna, ma nella profonda comprensione dell’essere come insieme degli enti e nella conseguente interiorizzazione di questa comprensione, diventa essenziale esplorare il concetto di ente. È attraverso la comprensione degli enti e l’assimilazione interiore di questa conoscenza che ci avviciniamo alla Verità intesa come realizzazione dell’essere nella sua totalità.

L’essere come insieme degli enti

Concepire l’essere come l’insieme degli enti significa riconoscere che ogni ente, ogni elemento della realtà, contribuisce alla totalità dell’essere. Non esiste un’essenza dell’essere separata dagli enti stessi; l’essere si manifesta attraverso gli enti e le loro interazioni. Questa visione olistica sottolinea l’importanza di comprendere non solo gli enti individualmente, ma anche le relazioni che li uniscono in un tutto coerente.

Cos’è l’ente?

Definizione dell’ente

L’ente, dal latino ens (participio presente del verbo esse ‘essere’), è ciò che esiste, ciò che ha un’essenza e una presenza nell’essere. Gli enti possono essere materiali o immateriali, concreti o astratti, contingenti o necessari. Essi rappresentano le varie manifestazioni dell’essere, le espressioni attraverso le quali l’essere si rivela e si rende accessibile alla nostra comprensione.

Caratteristiche dell’ente

Esistenza ed Essenza: L’ente è caratterizzato dalla sua esistenza (il fatto che è) e dalla sua essenza (ciò che è). L’essenza definisce la natura dell’ente, mentre l’esistenza ne attesta la presenza nell’essere.

Identità e Differenza: Ogni ente possiede un’identità unica che lo distingue dagli altri enti. Questa identità emerge dalla sua essenza e dalle sue proprietà specifiche.

Relazionalità: Gli enti non esistono in isolamento, ma sono in relazione tra loro. È attraverso queste relazioni che l’essere si configura come un insieme integrato.

La comprensione dell’ente come via alla Verità

Secondo la prospettiva in esame, la Verità si raggiunge attraverso la comprensione profonda degli enti e l’interiorizzazione di questa conoscenza. Questo processo va oltre la semplice acquisizione di informazioni; richiede una trasformazione interiore che ci permette di assimilare l’essenza degli enti e di percepire l’unità dell’essere.

Interiorizzazione della Conoscenza

Consapevolezza profonda: Non basta conoscere gli enti a livello superficiale; è necessario sviluppare una consapevolezza profonda della loro essenza e del loro ruolo nell’insieme dell’essere.

Esperienza interiore: L’interiorizzazione implica un’esperienza personale e diretta degli enti. Attraverso la riflessione, la meditazione e l’intuizione, possiamo cogliere l’essenza degli enti oltre le apparenze fenomeniche.

Trasformazione dell’essere: La comprensione e l’interiorizzazione degli enti conducono a una trasformazione del nostro stesso essere. Diventiamo parte attiva dell’unità dell’essere, partecipando alla Verità in modo integrale.

Prospettive Filosofiche sull’ente e la Verità

Eraclito

Eraclito sosteneva che tutto scorre (panta rei) e che la realtà è in costante divenire. Gli enti sono manifestazioni di un logos universale, un principio unificante che può essere compreso attraverso l’intuizione e l’interiorizzazione.

Plotino

Nella filosofia neoplatonica, Plotino vede gli enti come emanazioni dell’Uno, l’essere supremo. La Verità si raggiunge risalendo dai molti enti all’Uno attraverso un percorso di interiorizzazione e contemplazione.

Martin Heidegger

Heidegger critica l’oblio dell’essere nella filosofia occidentale, che si è concentrata troppo sugli enti senza interrogarsi sull’essere stesso. Egli propone un ritorno all’analisi dell’essere attraverso l’esperienza esistenziale e l’apertura al senso dell’essere che si manifesta negli enti.

La via dell’interiorizzazione nelle Tradizioni Spirituali

Le vie iniziatiche e le tradizioni spirituali hanno da sempre sottolineato l’importanza dell’interiorizzazione per raggiungere la Verità.

Mistica cristiana

Mistici come San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila hanno descritto un percorso interiore di purificazione e contemplazione che porta all’unione con Dio, inteso come l’essere supremo.

Buddhismo

Il Buddhismo insegna che la comprensione della natura interdipendente degli enti conduce all’illuminazione. Mediante la meditazione profonda, si interiorizza la verità dell’impermanenza e dell’assenza di un sé separato.

Advaita Vedanta

Questa scuola filosofica indiana sostiene che l’Atman (il sé individuale) è identico al Brahman (la realtà ultima). Attraverso la conoscenza interiore e l’auto-indagine, si realizza questa unità fondamentale.

La Sintesi tra conoscenza razionale e interiorizzazione

Mentre la conoscenza razionale ci fornisce gli strumenti per analizzare e comprendere gli enti, è attraverso l’interiorizzazione che questa conoscenza diventa viva e trasformativa. La Verità emerge dalla sintesi tra l’intelletto e l’esperienza interiore, conducendo a una comprensione integrale dell’essere.

Processo di interiorizzazione

Riflessione profonda: Analizzare gli enti non solo a livello intellettuale, ma riflettere sul loro significato esistenziale.

Intuizione: Sviluppare la capacità di percepire direttamente l’essenza degli enti, oltre le categorie concettuali.

Pratica spirituale: Utilizzare meditazione, contemplazione e altre pratiche per favorire l’interiorizzazione e la trasformazione interiore.

Conclusione: La Verità come realizzazione dell’essere attraverso l’ente

In questa prospettiva, la Verità non è un semplice rispecchiamento della realtà esterna nell’intelletto, ma una realizzazione profonda dell’essere attraverso la comprensione e l’interiorizzazione degli enti. È un percorso che coinvolge l’intera persona, integrando conoscenza, esperienza e trasformazione.

Comprendere cos’è l’ente diventa quindi fondamentale per avvicinarsi alla Verità. L’ente è il ponte tra l’essere e la nostra esperienza; è attraverso di esso che l’essere si manifesta e può essere compreso. Interiorizzando questa comprensione, partecipiamo attivamente all’essere, realizzando la Verità come esperienza vivente.

Riferimenti bibliografici e motivazioni

Parmenide, Sulla natura. Esplora l’essere come realtà unica e immutabile.

Eraclito, Frammenti. Introduce il concetto del logos e del divenire degli enti.

Platone, Il Sofista. Discute la natura dell’ente e dell’essere.

Plotino, Enneadi. Descrive l’emanazione degli enti dall’Uno e il ritorno all’unità attraverso l’interiorizzazione.

Martin Heidegger, Essere e Tempo. Indaga il senso dell’essere attraverso l’analisi dell’ente umano (Dasein).

Edmund Husserl, Meditazioni Cartesiane. Esplora la fenomenologia come metodo per accedere all’essenza degli enti attraverso l’esperienza interna.

San Giovanni della Croce, La notte oscura dell’anima. Descrive il percorso interiore verso l’unione con l’essere divino.

Nagarjuna, Madhyamaka Karika. Analizza la natura degli enti e dell’essere nella filosofia buddhista Madhyamaka.

Adi Shankaracharya, Vivekachudamani. Esplora l’auto-indagine e la realizzazione dell’identità tra Atman e Brahman.

Maurice Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione. Esamina il ruolo dell’esperienza corporea nella comprensione degli enti.

Nota Finale

La ricerca della Verità è un percorso che richiede sia la comprensione intellettuale degli enti sia l’interiorizzazione di questa comprensione. È attraverso l’ente che l’essere si manifesta a noi, e attraverso l’interiorizzazione che questa manifestazione diventa trasformativa. La Verità, dunque, non è un concetto statico o esterno, ma una realtà dinamica che si realizza nella misura in cui comprendiamo e interiorizziamo l’essere come insieme degli enti.

Questo approccio invita a una partecipazione attiva e consapevole all’essere, dove la conoscenza diventa esperienza vissuta e la Verità si rivela come la piena realizzazione dell’essere nel nostro stesso esistere.

Prima riflessione sulla Verità

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Introduzione: Una Definizione della Verità

La Verità è stata da sempre uno dei concetti più elevati e sfuggenti nella storia del pensiero umano. Non è semplicemente la corrispondenza tra una proposizione e un fatto, ma rappresenta l’aspirazione ultima alla comprensione profonda dell’essere e della realtà. La Verità, in senso alto, è ciò che è assoluto, immutabile e universale; è il fondamento su cui poggia ogni conoscenza e ogni esistenza. È l’armonia sottostante all’apparente molteplicità del mondo, la luce che illumina l’intelletto e guida l’anima verso il suo compimento.

Partendo da questa definizione elevata, possiamo esplorare come l’essere, inteso come l’insieme degli enti, si rapporti alla Verità, e come sia possibile avvicinarsi ad essa attraverso la conoscenza razionale e gli stati di coscienza superiori delle vie iniziatiche.

L’Essere come Insieme degli Enti

Concepire l’essere come l’insieme degli enti significa riconoscere che tutto ciò che esiste, in qualsiasi forma o manifestazione, contribuisce alla totalità dell’essere. Gli enti sono le espressioni concrete e astratte della realtà: oggetti materiali, fenomeni naturali, idee, emozioni, relazioni. Questa visione ci invita a vedere l’universo non come un insieme frammentato di parti isolate, ma come una rete interconnessa in cui ogni ente ha un ruolo nel tessuto dell’essere.

In questa prospettiva, la Verità non è qualcosa di separato o al di sopra degli enti, ma è intrinseca all’essere stesso. Comprendere la Verità significa quindi comprendere l’essenza degli enti e le relazioni che li uniscono.

La Conoscenza Razionale come Via alla Verità

La ragione è uno strumento potente che l’umanità ha sviluppato per indagare la realtà. Attraverso la logica, la matematica, la scienza e la filosofia, cerchiamo di svelare i principi fondamentali che governano gli enti. La conoscenza razionale ci permette di analizzare, classificare e comprendere il mondo che ci circonda.

Ad esempio, la fisica esplora le leggi che regolano la materia e l’energia, la biologia studia i processi vitali degli organismi, la filosofia indaga le questioni ultime sull’esistenza e il significato. Ogni disciplina contribuisce a illuminare un aspetto dell’essere, avvicinandoci alla Verità.

Tuttavia, la ragione ha i suoi limiti. Come già osservato da filosofi come Immanuel Kant, la mente umana è confinata dalle categorie attraverso cui percepiamo e interpretiamo il mondo. Esistono aspetti della realtà che sfuggono all’analisi razionale, dimensioni dell’essere che richiedono un approccio diverso.

Gli Stati di Coscienza Superiori nelle Vie Iniziatiche

Le tradizioni spirituali e iniziatiche di diverse culture hanno riconosciuto che esiste una dimensione della Verità accessibile solo attraverso l’esperienza diretta e trasformativa. Pratiche come la meditazione, la contemplazione, il rito e l’ascesi sono state sviluppate per trascendere le limitazioni della percezione ordinaria e raggiungere stati di coscienza superiori.

In queste esperienze, l’individuo può percepire l’unità fondamentale dell’essere, superando la dualità tra soggetto e oggetto. La Verità si rivela non come un concetto astratto, ma come una realtà viva e presente. Questo stato è stato descritto come illuminazione, nirvana, samadhi, gnosi o unione mistica, a seconda delle tradizioni.

Per esempio:

Nel Buddhismo, il raggiungimento del nirvana porta alla comprensione profonda della realtà così com’è, libera dalle illusioni dell’ego.

Nell’Induismo, il samadhi è lo stato in cui l’individuo realizza l’identità tra l’Atman (sé individuale) e il Brahman (realtà assoluta).

Nella mistica cristiana, l’unione con Dio è vista come la massima realizzazione dell’anima.

Questi stati di coscienza superiore offrono una via diretta alla Verità, complementare alla conoscenza razionale.

La Sintesi tra Ragione e Intuizione

La ricerca della Verità ultima richiede quindi una sintesi tra la conoscenza razionale e l’esperienza diretta degli stati di coscienza superiori. La ragione ci fornisce gli strumenti per comprendere gli enti e le loro relazioni, mentre l’intuizione e l’esperienza interiore ci permettono di cogliere l’essenza dell’essere in modo immediato.

Filosofi come Plotino hanno sostenuto che l’intelletto può ascendere gradualmente verso l’Uno attraverso la contemplazione, superando i limiti del pensiero discorsivo. Henri Bergson ha distinto tra l’intelligenza analitica e l’intuizione, quest’ultima capace di cogliere la durata e la continuità della realtà.

La filosofia perenne, un concetto sviluppato da pensatori come Aldous Huxley e René Guénon, afferma che esiste una verità universale comune a tutte le tradizioni spirituali, accessibile attraverso l’esperienza diretta e la trasformazione interiore.

La Verità come Realizzazione dell’Essere

La Verità, in questa visione elevata, non è semplicemente una conoscenza da acquisire, ma uno stato dell’essere da realizzare. È l’allineamento dell’individuo con la realtà fondamentale, la dissoluzione delle illusioni e delle separazioni. Questo percorso richiede una trasformazione profonda, un lavoro su di sé che coinvolge tutte le dimensioni dell’essere: fisica, mentale, emotiva e spirituale.

La via iniziatica diventa quindi un cammino di crescita integrale, in cui l’individuo sviluppa sia la comprensione razionale che la saggezza intuitiva. Attraverso l’equilibrio tra conoscenza e esperienza, tra azione e contemplazione, è possibile avvicinarsi alla Verità ultima.

Conclusione: L’Unione tra l’Essere e la Verità

Partendo da una definizione alta della Verità come realtà assoluta e universale, abbiamo posto le basi per comprendere come l’essere, inteso come insieme degli enti, sia il campo in cui questa Verità si manifesta. La conoscenza razionale ci permette di indagare gli enti e le loro relazioni, contribuendo a costruire una comprensione sempre più approfondita del mondo.

Allo stesso tempo, gli stati di coscienza superiori offrono accesso diretto alla Verità, superando i limiti della percezione ordinaria e della razionalità. La sintesi di questi approcci conduce a una realizzazione piena dell’essere, in cui la Verità non è più un oggetto esterno da conoscere, ma una realtà interiore da vivere.

La ricerca della Verità diventa così un percorso personale e universale, che coinvolge l’intera umanità nella scoperta del significato profondo dell’esistenza. È un invito a trascendere le divisioni, a riconoscere l’unità fondamentale di tutte le cose e a partecipare attivamente alla realizzazione del potenziale umano.

Riferimenti bibliografici e motivazioni

Platone, La Repubblica. Esplorazione dell’idea del Bene come Verità suprema.

Aristotele, Metafisica. Analisi dell’essere e dei principi primi.

Plotino, Enneadi. Descrizione dell’ascesa dell’anima verso l’Uno.

Immanuel Kant, Critica della ragion pura. Riflessione sui limiti della conoscenza razionale.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Fenomenologia dello Spirito. Dialettica dell’autocoscienza e realizzazione della Verità.

Martin Heidegger, Essere e Tempo. Indagine sul significato dell’essere e sulla Verità come disvelamento.

Henri Bergson, L’evoluzione creatrice. Distinzione tra intelletto e intuizione nella comprensione della realtà.

Aldous Huxley, La filosofia perenne. Sintesi delle verità comuni alle tradizioni spirituali.

René Guénon, Simboli della Scienza Sacra. Analisi delle vie iniziatiche e del simbolismo tradizionale.

Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni. Esplorazione dell’inconscio collettivo e dell’individuazione.

Ken Wilber, La coscienza senza frontiere. Proposta di una psicologia transpersonale integrale.

Nota Finale

La Verità, intesa nella sua accezione più elevata, è al contempo il punto di partenza e la meta del viaggio umano. È l’orizzonte verso cui tendiamo con la ragione, il cuore e lo spirito. Riconoscere l’essere come l’insieme degli enti ci offre una mappa per navigare nella complessità del mondo, mentre le vie iniziatiche ci guidano verso le profondità dell’anima. Unendo questi percorsi, possiamo sperare di avvicinarci sempre più alla Verità, realizzando pienamente il nostro potenziale e contribuendo al benessere di tutta l’umanità.

L’eco del nulla (Liezi)

Iniziazione

Nel libro dell’Imperatore Giallo è detto: “Quando una forma si muove, essa non genera una forma, ma un’ombra. Quando un suono si muove, non genera un suono ma un’eco. Quando il nulla si muove, non genera il nulla, ma l’essere.”
Ciò che ha forma deve finire. Finiranno dunque il cielo e la terra? Finiranno con me. Ci sarà mai una fine della fine? Non lo so. Finirà mai il Dao? Non ha mai avuto un inizio.
Sarà un giorno inesistente? Non è mai esistito.
Tutto ciò che nasce ritorna al non nato, tutto ciò che ha forma ritorna al senza forma. Ma questo ‘non nato’ non è ciò che è fondamentalmente Non Nato, questo ‘senza forma’ non è ciò che è fondamentalmente Senza Forma. Tutto ciò che è nato è intrinsecamente destinato a finire. Ciò che finisce non può far altro che finire, come ciò che nasce non può far altro che nascere. Desiderare di vivere per sempre e non aver fine è ingannarsi sulla natura intrinseca delle cose.
Lo spirito appartiene al cielo, le ossa appartengono alla terra. Ciò che appartiene al cielo è sottile e si disperde, ciò che appartiene alla terra è denso e si compatta. Quando lo spirito si separa dal corpo, ciascuno dei due ritorna al proprio stato originario. Per questo gli spiriti sono detti gui: gui significa ‘uno che è tornato a casa’. Sono tornati alla loro vera dimora.

L’Imperatore Giallo dice: “Quando il mio spirito ritorna a casa e il corpo ritorna alle sue radici, come può restare qualcosa di me?”