I Misteri Egizi

Iniziazione
  1. Origini storiche

1.1. Contesto Storico e Culturale

La civiltà egizia si sviluppò lungo le rive del Nilo a partire dal 3100 a.C. circa, con la fondazione del Primo Regno. La religione egizia era profondamente intrecciata con ogni aspetto della vita quotidiana, dalla politica all’agricoltura, dalla giustizia alla morte.

Caratteristiche fondamentali:

Politeismo: adorazione di un vasto pantheon di divinità, ognuna con ruoli e attributi specifici.

Religione integrata nella società: la religione non era separata dalla vita civile; faraoni, sacerdoti e cittadini comuni partecipavano a rituali e cerimonie.

Credenza nell’aldilà: forte enfasi sulla vita dopo la morte, con pratiche come la mummificazione e la costruzione di tombe elaborate.

1.2. I Misteri come Tradizione Iniziatica

I Misteri Egizi erano sistemi di insegnamenti esoterici riservati a iniziati selezionati, spesso sacerdoti o membri dell’élite. Questi misteri avevano lo scopo di:

Trasmettere conoscenze segrete: comprensione profonda dei miti, dei simboli e delle leggi cosmiche.

Garantire l’immortalità spirituale: attraverso rituali e pratiche che preparavano l’anima per l’aldilà.

Mantenere l’ordine cosmico: assicurando che Maat, il principio di verità e giustizia, fosse preservato.

  1. Principali divinità e miti associati ai Misteri

2.1. Osiride, Iside e Horus

Osiride è una delle figure centrali nei Misteri Egizi. Mito fondamentale:

Mito della morte e resurrezione di Osiride:

Osiride, re dell’Egitto, viene ucciso dal fratello Set e smembrato.

Iside, sua moglie e sorella, raccoglie le parti del corpo di Osiride e, attraverso rituali magici, lo riporta in vita temporaneamente.

Dalla loro unione nasce Horus, che vendica il padre sconfiggendo Set.

Simbolismo:

Osiride: rappresenta la morte e la resurrezione, il ciclo della natura e l’immortalità dell’anima.

Iside: simboleggia la madre divina, la magia e la fedeltà.

Horus: incarna il trionfo del bene sul male, l’ordine sul caos.

2.2. Thoth

Thoth è il dio della saggezza, della scrittura e della magia. È considerato lo scriba degli dèi e colui che ha inventato i geroglifici.

Ruolo nei Misteri:

Mediatore divino: trasmette conoscenze sacre agli esseri umani.

Giudizio delle anime: partecipa alla pesatura del cuore nel Duat (aldilà egizio).

2.3. Anubi

Anubi è il dio dei morti e della mummificazione.

Funzioni:

Guida delle anime: accompagna i defunti nel regno dell’aldilà.

Protezione delle tombe: salvaguarda le sepolture dai profanatori.

  1. Pratiche rituali e iniziazione

3.1. Il Ruolo dei templi e dei sacerdoti

I templi erano centri vitali per i Misteri:

Templi come microcosmi: rappresentavano l’universo in miniatura, con ogni parte simboleggiante aspetti cosmici.

Sacerdoti iniziati: solo i sacerdoti più elevati accedevano alle conoscenze esoteriche e conducevano i rituali segreti.

3.2. Il Processo di iniziazione

L’iniziazione era un percorso rigoroso che includeva:

Prove fisiche e morali: test di coraggio, resistenza e integrità.

Studio dei testi sacri: approfondimento dei miti, dei rituali e dei principi cosmici.

Rituali simbolici: cerimonie che rappresentavano la morte e la rinascita spirituale dell’iniziato.

3.3. Rituali funerari e mummificazione

La preparazione per l’aldilà era centrale nei Misteri:

Mummificazione: processo complesso per preservare il corpo e garantire la sopravvivenza dell’anima.

Libro dei morti: raccolta di incantesimi e formule per guidare il defunto nel Duat.

  1. Simbolismo nei Misteri Egizi

4.1. Simboli principali

Ankh (Croce Ansata): simbolo della vita eterna.

Occhio di Horus (Udjat): rappresenta protezione, guarigione e integrità.

Scarabèo: simboleggia la rigenerazione e la resurrezione.

4.2. Numerologia e geometria sacra

Numero 42: associato alle leggi di Maat e ai giudici nell’aldilà.

Piramidi e obelischi: strutture costruite seguendo precise proporzioni matematiche, riflettendo l’ordine cosmico.

4.3. Il Colore nei simboli

Oro: rappresenta l’eternità e l’incorruttibilità.

Nero: simboleggia la fertilità del Nilo e la rigenerazione.

Rosso: associato al deserto, al caos e al dio Set.

  1. Il Ruolo della magia e dell’alchimia

5.1. Heka: la forza magica

Heka era il concetto di magia come forza universale:

Strumento divino: usata dagli dèi per creare e mantenere l’ordine.

Praticata dai sacerdoti: attraverso incantesimi, amuleti e rituali per influenzare il mondo visibile e invisibile.

5.2. Alchimia Egizia

Trasmutazione spirituale: L’alchimia non era solo fisica ma rappresentava la trasformazione dell’anima.

Simbologia alchemica: uso di simboli e processi alchemici nei rituali iniziatici.

  1. Influenza dei Misteri Egizi su culture successive

6.1. Influenza sull’Ermetismo

Ermete Trismegisto: figura mitica che fonde caratteristiche di Thoth e Hermes; i testi ermetici traggono ispirazione dalla sapienza egizia.

Corpus Hermeticum: scritti che incorporano concetti egizi di cosmologia e teologia.

6.2. Connessioni con i Misteri Greci e Romani

Misteri di Eleusi: possibili influenze egizie nei rituali di morte e rinascita associati a Demetra e Persefone.

Sincretismo religioso: adattamento delle divinità egizie nel pantheon greco-romano, come Iside e Serapide.

6.3. Impatto sull’Esoterismo Occidentale

Massoneria e Rosacroce: Incorporazione di simboli e concetti egizi nei rituali e negli insegnamenti.

Movimenti New Age: rinnovato interesse per la spiritualità egizia e le sue pratiche.

  1. Archeologia e scoperte moderne

7.1. Decifrazione dei geroglifici

Stele di Rosetta: scoperta nel 1799, ha permesso a Jean-François Champollion di decifrare i geroglifici nel 1822.

Comprensione dei testi sacri: accesso diretto ai testi originali ha ampliato la conoscenza dei Misteri Egizi.

7.2. Scoperte di tombe e templi

Tomba di Tutankhamon: scoperta da Howard Carter nel 1922, ha fornito indicazioni importanti sulle pratiche funerarie e sui rituali.

Templi di Abu Simbel e Karnak: studiati per comprendere l’architettura sacra e i rituali associati.

  1. Interpretazioni moderne e ricerca accademica

8.1. Studi egittologici

Approccio scientifico: analisi storica e archeologica per comprendere la religione egizia nel suo contesto.

Sfide interpretative: comprensione di simboli e concetti che spesso non hanno equivalenti moderni.

8.2. Teorie esoteriche e alternative

Antico astronautismo: teorie che suggeriscono interventi extraterrestri nella costruzione delle piramidi e nello sviluppo dei Misteri.

Interpretazioni simboliche: studio dei Misteri Egizi come metafore universali del percorso spirituale umano.

 

CONOSCENZA INIZIATICA E “CULTURA” PROFANA (René Guénon)

Iniziazione

Abbiamo già fatto rilevare come occorra evitare ogni confusione tra la conoscenza dottrinale di ordine iniziatico, anche quando sia ancora soltanto teorica e semplicemente propedeutica alla “realizzazione”, e tutto quello che è istruzione puramente esteriore o sapere profano, che non ha nessun rapporto con tale conoscenza. Dobbiamo tuttavia insistere ancora più specialmente su questo punto giacché abbiamo dovuto troppo spesso constatarne la necessità: occorre farla finita con il pregiudizio troppo diffuso che pretende che quella che si è convenuto chiamare “cultura”, in senso profano e “mondano”, abbia un qualsiasi valore, fosse anche a titolo di preparazione, nei confronti della conoscenza iniziatica, mentre essa non ha, e non può avere veramente, nessun punto di contatto con quest’ultima.

In linea di principio si tratta in effetti, puramente e semplicemente di un’assenza di rapporto: l’istruzione profana, a qualunque grado la si prende in esame, ai fini della conoscenza iniziatica non può servire a nulla, e (fatte le necessarie riserve sulla degradazione intellettuale che comporta l’adozione del punto di vista profano in sé) neppure è incompatibile con quest’ultima; sotto questo profilo essa si presenta unicamente come qualcosa di indifferente, allo stesso titolo dell’abilità manuale acquisita con la pratica di un mestiere meccanico, o anche della “cultura fisica” tanto di moda ai giorni nostri. In fondo queste sono cose che, per chi si ponga dal punto di vista che ci occupa qui, appartengono tutte esattamente allo stesso ordine; senonché il pericolo è che ci si lasci attirare dall’ingannevole apparenza di una sedicente “intellettualità” che non ha assolutamente nulla a che vedere con l’intellettualità pura e vera, e l’abuso costante della parola “intellettuale”, che precisamente viene perpetrato dai nostri contemporanei, basta a provare che si tratta di un pericolo fin troppo reale. Ne risulta spesso, tra gli altri inconvenienti, una tendenza a voler unire – o piuttosto mescolare – tra di loro cose che sono di natura tutta diversa; senza che sia il caso di riparlare a questo proposito dell’intrusione di una speculazione prettamente profana in certe organizzazioni iniziatiche occidentali, ricorderemo soltanto la vanità – da noi segnalata in svariate occasioni – di tutti i tentativi fatti per instaurare un legame o un qualunque confronto tra la scienza moderna e la conoscenza tradizionale. Qualcuno si spinge perfino, in questo senso, fino al punto di avere la pretesa di trovare nella prima conferme per la seconda, quasi che quest’ultima, che riposa su principi immutabili, potesse trarre il minimo beneficio da una conformità accidentale e del tutto esteriore con qualcuno dei risultati ipotetici e incessantemente mutevoli di quella ricerca incerta ed esitante che i moderni si compiacciono di decorare con il nome di “scienza”.

Ma non è su questo aspetto della questione che ci tocca insistere in particolare in questa occasione, e neppure sul pericolo che si corre quando si accordi un’importanza esagerata a un simile sapere inferiore (e spesso assolutamente illusorio), di dedicarvi tutta la propria attività a detrimento di una conoscenza superiore, la cui stessa possibilità giungerà così ad essere totalmente disconosciuta o ignorata. E’ fin troppo noto che questo caso è in effetti quello della maggioranza dei nostri contemporanei; e, per costoro, la questione di un rapporto con la conoscenza iniziatica, o addirittura tradizionale in generale, non si pone evidentemente più, dal momento che essi non sospettano neppure dell’esistenza di una conoscenza simile. Ma, senza neanche andare a toccare questa estremità, l’istruzione profana può costituire ben spesso di fatto, se non di principio, un ostacolo all’acquisizione della vera conoscenza, ossia tutto il contrario di una preparazione efficace, e ciò per diverse ragioni, sulle quali dobbiamo spiegarci un po’ più in particolare.

Innanzi tutto, l’educazione profana impone determinate abitudini mentali delle quali può essere più o meno difficile sbarazzarsi in seguito; è fin troppo facile constatare che le limitazioni e financo le deformazioni che sono l’abituale conseguenza dell’insegnamento universitario sono spesso irrimediabili; e per sfuggire completamente a questa deleteria influenza occorrono disposizioni particolari che non possono essere se non eccezionali. Parliamo qui in modo del tutto generale e non ci dilungheremo su certi inconvenienti più specifici, quali la ristrettezza di vedute che deriva inevitabilmente dalla specializzazione, o la miopia intellettuale che è l’abituale accompagnamento dell’erudizione coltivata per se stessa; quel che è essenziale osservare è che, se la conoscenza profana in sé e per sé è semplicemente indifferente, i metodi con i quali essa è inculcata sono in realtà la negazione stessa di quelli che aprono l’accesso alla conoscenza iniziatica.

Poi bisogna tener conto, come di un ostacolo che è lungi dall’essere trascurabile, di quella specie di infatuazione che è frequentemente causata da un presunto sapere ed è inoltre, in non poche persone, tanto più accentuata quanto maggiormente tale sapere è più elementare, inferiore e incompleto; del resto, senza che sia neppure il caso di uscire dalle contingenze della “vita ordinaria”, i danni dell’istruzione “primaria” in proposito sono riconosciuti volentieri da tutti coloro che non sono accecati da certe idee preconcette. E’ cosa evidente che, tra due ignoranti, quello che si rende conto di non sapere nulla si trova in una disposizione molto più favorevole per l’acquisizione della conoscenza di quegli che crede di sapere qualcosa; si potrebbe dire che le possibilità naturali del primo sono intatte, mentre quelle del secondo sono in qualche modo inibite e non possono più svilupparsi liberamente. D’altra parte, anche dando per scontata una eguale buona volontà nei due individui considerati, resterebbe sempre in ogni caso da tener conto che uno dei due avrebbe da disfarsi preventivamente delle idee false di cui è ingombro il suo mentale, mentre l’altro sarebbe per lo meno dispensato da questo lavoro preliminare e negativo, il quale costituisce uno dei significati di quella che l’iniziazione massonica denomina simbolicamente come la “spoliazione dai metalli”.

Con questo si spiega con facilità un fatto che abbiamo frequentemente avuto occasione di constatare e che riguarda le persone dette “colte”; è noto cosa si intenda comunemente con tale parola: non si tratta neppure di gente fornita di una qualche istruzione, sia pure non molto solida, per quanto limitata e inferiore possa esserne la portata, ma di una “vernice” superficiale su ogni sorta di cose, di un’educazione soprattutto “letteraria”, in tutti i casi puramente libresca e verbale, che permette di parlare con sufficienza di tutto, comprese le cose che si ignorano più completamente, e tale da ingannare coloro che, sedotti da questa brillante apparenza, non si accorgono che essa non nasconde che il vuoto. Una simile “cultura” produce in generale, a un altro livello, effetti confrontabili con quelli che ricordavamo poco fa trattando dell’istruzione primaria, o elementare; le eccezioni certamente esistono, giacché può capitare che qualcuno che ha ricevuto una “cultura” del genere sia dotato di disposizioni naturali abbastanza felici da indurlo a giudicarla solo nel suo giusto valore e a non lasciarsi imbrogliare da essa; ma non esageriamo certo se diciamo che, al di fuori di tali eccezioni, la gran maggioranza delle persone “colte” deve essere classificata fra coloro il cui stato mentale è fra i più sfavorevoli per la ricezione della vera conoscenza. C’è in costoro, nei confronti di quest’ultima, una sorta di resistenza spesso inconsapevole, talvolta anche voluta; quelli stessi che non negano formalmente, per partito preso e a priori, tutto ciò che è di natura esoterica o iniziatica, danno per lo meno prova, nei suoi confronti, di una totale mancanza di interesse, e può capitare addirittura che manifestino come un vanto la loro ignoranza di queste cose, quasi che essa fosse, ai loro occhi, uno degli indizi della superiorità che la loro cultura è in grado di conferirgli! E non si creda che dicendo queste cose siamo spinti dalla minima intenzione caricaturale; non facciamo che descrivere esattamente quel che abbiamo visto in svariate circostanze, non solo in Occidente, ma anche in Oriente, dove però questo tipo d’uomo “colto” ha fortunatamente poca importanza, non essendo comparso se non assai di recente e come prodotto di una certa educazione “occidentalizzata”, cosa da cui si deduce – notiamolo di sfuggita – che un tal uomo “colto” è necessariamente allo stesso tempo un “modernista”. La conclusione che si può trarre da tutto ciò è che le persone di questa risma sono semplicemente i meno iniziabili tra i profani, e che sarebbe perfettamente irragionevole tenere nel minimo conto la loro opinione, fosse anche solo per cercare di adattare ad essa la presentazione di certe idee; d’altronde è opportuno aggiungere che la preoccupazione per l'”opinione pubblica” in generale è uno degli atteggiamenti che sono il più possibile “anti-iniziatici”.

In questa occasione ci resta ancora da precisare un punto che si ricollega direttamente alle considerazioni già fatte: si tratta del fatto che qualsiasi conoscenza esclusivamente “libresca” non ha niente in comune con la conoscenza iniziatica, quand’anche intesa nel suo stadio semplicemente teorico. Dopo quel che abbiamo detto poco fa ciò può anche sembrare evidente, giacché tutto quello che è soltanto libresco fa incontestabilmente parte dell’educazione più esteriore; se vi insistiamo è perché ci si potrebbe ingannare nel caso in cui tale studio verta su libri il cui contenuto sia di natura iniziatica. Chi legge libri di questo tipo al modo delle persone “colte”, o pure chi li studia alla maniera degli “eruditi” e secondo i metodi profani, non sarà con questo minimamente più vicino alla vera conoscenza, a causa del fatto che la sua lettura è caratterizzata da disposizioni che non gli permettono di penetrare il senso reale dei libri che legge né di assimilarne il contenuto in una qualunque misura; l’esempio degli orientalisti, con l’incomprensione totale di cui danno generalmente prova, è un’illustrazione particolarmente impressionante di quel che stiamo dicendo. Del tutto differente è il caso di chi, prendendo questi stessi libri come “supporti” del suo lavoro interiore – che è la funzione per la quale essi sono essenzialmente destinati – sappia vedere al di là delle parole e trovi in essi un’occasione e un punto d’appoggio per lo sviluppo delle sue proprie possibilità; in tal caso si ritorna, tutto sommato, alla questione dell’uso propriamente simbolico di cui è capace il linguaggio, e del quale abbiamo parlato in precedenza. Ciò, si capirà senza sforzo, non ha più nulla in comune con il semplice studio libresco, quand’anche i libri ne siano il punto di partenza; il fatto di ammassare nella propria memoria nozioni verbali non produce neppure l’ombra di una conoscenza reale; la sola che conti è la penetrazione dello “spirito” avvolto sotto le forme esteriori, penetrazione che presuppone che l’essere porti in se stesso possibilità corrispondenti, giacché qualsiasi conoscenza è essenzialmente identificazione; e, in assenza di tale qualificazione inerente alla natura stessa di quell’essere, le più elevate espressioni della conoscenza iniziatica, nella misura in cui essa è esprimibile, e persino le Scritture sacre di tutte le tradizioni, non saranno mai se non “lettera morta” e flatus vocis.